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Caratteristiche


pronta consegna
Pronta consegna garantita| si
Categoria
Categoria | Blanche
formato
Formato | 330 ml
Gradazione
Gradazione | 5% vol.
Provenienza
Provenienza | Belgio
colore
Colore | bionda torbida
Aroma
Aroma | frumento, fruttato
Gusto
Gusto | acidulo e agrumato
Giudizio
Giudizio di bevo.it | PER OGNI OCCASIONE

Steenbrugge Wht-Blanches Cl.33 – Palm

2,10

Steenbrugge Blanche è prodotta con il 40% di frumento non maltato, sottoposto a gelificazione degli amidi, e il ”Gruut” che aggiunge al suo gusto dolce e rinfrescante una nota speziata, con particolare enfasi verso il coriandolo e il curaçao. I lieviti utilizzati sono propri di Steenbrugge e aggiungono un sentore vagamente affumicato e una percettibile nota fruttata.

Palm

 

Una storia profondamente americana

 

Una storia profondamente belga, che si perde nella notte dei tempi da qualche parte nel Brabante fiammingo. Una terra apparentemente fredda, ma capace di generare nei secoli una sorprendente cordialità, generosità e un genuino slancio a stare insieme. Proprio qui nel 1597 fu firmato l’atto di vendita di un podere chiamato Den Hoorn. Un terreno situato per la precisione a Steenhuffel, davanti alla chiesa locale e sulla strada che da Aalst conduce a Mechelen. E proprio qui iniziò la storia che oltre quattrocento anni dopo è giunta fino ai giorni nostri, consegnandoci un punto di riferimento assoluto del panorama birrario mondiale: la Brasserie Palm.

La filosofia che ha cambiato tutto

 

Passa quasi un secolo e arriviamo al 1686, primo anno di cui si ha notizia dell’attività di Theodoor Cornet, un oste che su quegli stessi terreni di Steenhuffel serviva regolarmente birra nel periodo di massima fioritura politica, economica, coloniale e soprattutto commerciale di questo piccolo lembo d’Europa. Chissà quanti mercanti, banchieri, pittori, avventurieri destinati a viaggiare per le Indie o le Americhe, sono stati serviti da Theodoor Cornet. Per arrivare a costruire il mito della Brasserie Palm mancava però ancora un ultimo passo: produrre la birra. E a questo pensò Jean-Baptiste De Mesmaecker, che nel 1747 acquistò la locanda per renderla a tutti gli effetti una fabbrica della bevanda più amata e profondamente legata al Belgio.

La scommessa che apre le porte al successo

 

Al nuovo proprietario si deve la prima vera esplosione della Brasserie Palm, ma anche un concetto trasmesso nei secoli e fino ai giorni nostri: nonostante le espansioni, i sistemi di produzione sempre più avanzati, le nuove mode, la priorità è quella di dare sempre risalto alla birra locale. E così è ancora oggi, nonostante le mille traversie di un birrificio che addirittura fu raso al suolo nel corso della Prima Guerra Mondiale. Ma che riuscì poi a tornare in auge grazie ad Arthur van Roy, che la ricostruì e ne accrebbe la fama anche al di fuori delle Fiandre e del Belgio. Per poi spiccare definitivamente il volo grazie al figlio Alfred, che ne prese le redini nel secondo Dopoguerra per poi lasciarla in eredità a sua volta ai suoi successori. Per una storia di profondo amore, cordialità, amicizia. E rispetto di una tradizione che si perde in un lontano giorno di fine ‘500.

Steenbrugge Wht-Blanches Cl.33 – Palm

2,10

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Categoria | Blanche
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Formato | 330 ml
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Gradazione | 5% vol.
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Provenienza | Belgio
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Colore | bionda torbida
Aroma
Aroma | frumento, fruttato
Gusto
Gusto | acidulo e agrumato
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Steenbrugge Blanche è prodotta con il 40% di frumento non maltato, sottoposto a gelificazione degli amidi, e il ”Gruut” che aggiunge al suo gusto dolce e rinfrescante una nota speziata, con particolare enfasi verso il coriandolo e il curaçao. I lieviti utilizzati sono propri di Steenbrugge e aggiungono un sentore vagamente affumicato e una percettibile nota fruttata.

Palm

 

Una storia profondamente americana

 

Una storia profondamente belga, che si perde nella notte dei tempi da qualche parte nel Brabante fiammingo. Una terra apparentemente fredda, ma capace di generare nei secoli una sorprendente cordialità, generosità e un genuino slancio a stare insieme. Proprio qui nel 1597 fu firmato l’atto di vendita di un podere chiamato Den Hoorn. Un terreno situato per la precisione a Steenhuffel, davanti alla chiesa locale e sulla strada che da Aalst conduce a Mechelen. E proprio qui iniziò la storia che oltre quattrocento anni dopo è giunta fino ai giorni nostri, consegnandoci un punto di riferimento assoluto del panorama birrario mondiale: la Brasserie Palm.

La filosofia che ha cambiato tutto

 

Passa quasi un secolo e arriviamo al 1686, primo anno di cui si ha notizia dell’attività di Theodoor Cornet, un oste che su quegli stessi terreni di Steenhuffel serviva regolarmente birra nel periodo di massima fioritura politica, economica, coloniale e soprattutto commerciale di questo piccolo lembo d’Europa. Chissà quanti mercanti, banchieri, pittori, avventurieri destinati a viaggiare per le Indie o le Americhe, sono stati serviti da Theodoor Cornet. Per arrivare a costruire il mito della Brasserie Palm mancava però ancora un ultimo passo: produrre la birra. E a questo pensò Jean-Baptiste De Mesmaecker, che nel 1747 acquistò la locanda per renderla a tutti gli effetti una fabbrica della bevanda più amata e profondamente legata al Belgio.

La scommessa che apre le porte al successo

 

Al nuovo proprietario si deve la prima vera esplosione della Brasserie Palm, ma anche un concetto trasmesso nei secoli e fino ai giorni nostri: nonostante le espansioni, i sistemi di produzione sempre più avanzati, le nuove mode, la priorità è quella di dare sempre risalto alla birra locale. E così è ancora oggi, nonostante le mille traversie di un birrificio che addirittura fu raso al suolo nel corso della Prima Guerra Mondiale. Ma che riuscì poi a tornare in auge grazie ad Arthur van Roy, che la ricostruì e ne accrebbe la fama anche al di fuori delle Fiandre e del Belgio. Per poi spiccare definitivamente il volo grazie al figlio Alfred, che ne prese le redini nel secondo Dopoguerra per poi lasciarla in eredità a sua volta ai suoi successori. Per una storia di profondo amore, cordialità, amicizia. E rispetto di una tradizione che si perde in un lontano giorno di fine ‘500.

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