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Punk Ipa Cl.33 – Brewdog

3,30

Punk IPA – BrewDog

Scozzese di fatto, ma americana nell’anima. La Punk è forse la IPA per antonomasia, una birra ribelle e sbarazzina ma adatta a tutte le occasioni. Moderna e all’avanguardia, è molto luppolata come la tradizione dei piccoli birrifici degli States impongono. Il suo segreto è l’attenta selezione dei vari luppoli: Chinook, Simcoe, Ahtanum, la vera anima americana di questa incredibile birra, e l’esotico Nelson Sauvin noto addirittura ai Maori della Nuova Zelanda. Un mix da urlo, per una birra dai sorprendenti richiami di pesca e frutti tropicali, che lascia poi spazio al secco e l’amaro. Gialla e lucente, carbonata e beverina, vi regalerà anche una sorprendente nota biscottata. Un’autentica esplosione, insomma, da godersi sorso dopo sorso. Per chi sa che la passione più genuina può scatenarsi solo se si ha voglia di avventura. E di liberare il Punk che c’è in noi.

BrewDog

 

Due amici delusi al bar e la loro idea geniale

 

Due amici al bar, che si ritrovano come ogni sera intorno a un tavolo e discutono sulle birre scadenti che si ritrovano davanti, tipiche di una produzione smaccatamente industriale che caratterizza fin troppo il mercato delle isole britanniche. Sono James e Martin, due ragazzi di appena 24 anni, il luogo è Fraserburgh, anonimo centro di pescatori nel nord della Scozia, e l’anno è il 2007. Quello scambio di battute dà origine a un’idea, e quell’idea genera un progetto che ben presto darà vita a un piccolo impero. Quello è infatti il giorno in cui nasce la BrewDog. Marchio che oggi ha reso le IPA un autentico must su tutte le tavole del mondo.

Gli inizi difficili, tra debiti e un furgone scassato

 

Il progetto di James e Martin non è facile. Infatti, quando affittano un locale nell’aprile di quel freddo 2007, sono costretti a chiedere prestiti in banca che spaventerebbero chiunque, ma indispensabili per investire un ingente capitale in acciaio inossidabile destinato a contenere le loro prime, estreme birre fatte a mano. Fatte letteralmente a mano, dato che erano loro stessi a riempire singolarmente ogni bottiglia di BrewDog, per poi provare a venderla nei mercati locali dopo aver smontato un vecchio furgone tutto ammaccato.

La nuova sensazione della birra nel mondo

 

I due giovani, però, ci sapevano fare eccome. Mossi da un desiderio tanto profondo quanto tangibile, come quello di appassionare le genti del mondo alla birra artigianale. E già l’anno successivo la loro produzione della birra più forte della storia britannica attirò su di loro l’attenzione dei media. E qualche ostacolo, certo, ma anche le prime richieste di esportazione dalla Svezia, gli Stati Uniti, addirittura il Giappone. BrewDog si stava già costruendo un nome, in una parabola destinata a crescere a dismisura negli anni successivi. Basti pensare ai 10 mila nuovi soci del 2013. E il tutto era nato dalla lamentela per una birra troppo scadente, una sera, in un piccolo bar di pescatori…

Punk Ipa Cl.33 – Brewdog

3,30

Punk IPA – BrewDog

Scozzese di fatto, ma americana nell’anima. La Punk è forse la IPA per antonomasia, una birra ribelle e sbarazzina ma adatta a tutte le occasioni. Moderna e all’avanguardia, è molto luppolata come la tradizione dei piccoli birrifici degli States impongono. Il suo segreto è l’attenta selezione dei vari luppoli: Chinook, Simcoe, Ahtanum, la vera anima americana di questa incredibile birra, e l’esotico Nelson Sauvin noto addirittura ai Maori della Nuova Zelanda. Un mix da urlo, per una birra dai sorprendenti richiami di pesca e frutti tropicali, che lascia poi spazio al secco e l’amaro. Gialla e lucente, carbonata e beverina, vi regalerà anche una sorprendente nota biscottata. Un’autentica esplosione, insomma, da godersi sorso dopo sorso. Per chi sa che la passione più genuina può scatenarsi solo se si ha voglia di avventura. E di liberare il Punk che c’è in noi.

BrewDog

 

Due amici delusi al bar e la loro idea geniale

 

Due amici al bar, che si ritrovano come ogni sera intorno a un tavolo e discutono sulle birre scadenti che si ritrovano davanti, tipiche di una produzione smaccatamente industriale che caratterizza fin troppo il mercato delle isole britanniche. Sono James e Martin, due ragazzi di appena 24 anni, il luogo è Fraserburgh, anonimo centro di pescatori nel nord della Scozia, e l’anno è il 2007. Quello scambio di battute dà origine a un’idea, e quell’idea genera un progetto che ben presto darà vita a un piccolo impero. Quello è infatti il giorno in cui nasce la BrewDog. Marchio che oggi ha reso le IPA un autentico must su tutte le tavole del mondo.

Gli inizi difficili, tra debiti e un furgone scassato

 

Il progetto di James e Martin non è facile. Infatti, quando affittano un locale nell’aprile di quel freddo 2007, sono costretti a chiedere prestiti in banca che spaventerebbero chiunque, ma indispensabili per investire un ingente capitale in acciaio inossidabile destinato a contenere le loro prime, estreme birre fatte a mano. Fatte letteralmente a mano, dato che erano loro stessi a riempire singolarmente ogni bottiglia di BrewDog, per poi provare a venderla nei mercati locali dopo aver smontato un vecchio furgone tutto ammaccato.

La nuova sensazione della birra nel mondo

 

I due giovani, però, ci sapevano fare eccome. Mossi da un desiderio tanto profondo quanto tangibile, come quello di appassionare le genti del mondo alla birra artigianale. E già l’anno successivo la loro produzione della birra più forte della storia britannica attirò su di loro l’attenzione dei media. E qualche ostacolo, certo, ma anche le prime richieste di esportazione dalla Svezia, gli Stati Uniti, addirittura il Giappone. BrewDog si stava già costruendo un nome, in una parabola destinata a crescere a dismisura negli anni successivi. Basti pensare ai 10 mila nuovi soci del 2013. E il tutto era nato dalla lamentela per una birra troppo scadente, una sera, in un piccolo bar di pescatori…

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