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Champagne Brut Vintage Plenitude Cofanetto 2002 – Dom Perignon

489,00 425,00

Il processo evolutivo dei Millesimati della Maison non si basa su un mero percorso lineare, ma su specifiche fasi espressive. Tali periodi divengono “Plénitudes”, la seconda vita di un millesimato Dom Pérignon in cui il vino vibra a frequenze più intense. Nel corso di 15 anni, la sua longevità viene elevata accrescendone l’energia, che raggiunge l’apice della vitalità. La complessità di Dom Pérignon deriva dal principio della maturazione lenta, ossia il tempo prolungato che accompagna il movimento interno dello champagne. Dom Pérignon Plénitude 2 si affranca dalle leggi naturali, proiettando la sua armonia in un universo più intenso e penetrante. Elevato verso nuove vette, inizia un nuovo percorso verso la longevità, confermando il suo straordinario potenziale di invecchiamento. Rivela una maturità affermata, elevata. Grazie a questa abbondante eredità, il vino sprigiona una potenza evidente e autentica, caratterizzata da una ricchezza delicata, in bilico tra freschezza e mineralità, che diviene leggera rivelando una tonalità di oro leggero, radioso, esaltato dall’energia della luce. Inizialmente, la complessità si presenta calorosa, dorata, scintillante, caratterizzata da un esotismo orientale: frutta candita, frangipane, spezie dolci, coriandolo fresco. Al respiro, lo zafferano diventa più grigio e iodato, il bouquet si offusca poco a poco divenendo apparentemente più nascosto, misterioso, appagato e appagante. Al palato l’involucro si sprigiona all’istante in tutta la sua maestosità, opulento e aerato, energico e sensuale, sempre concentrato sulle note fruttate. Con una sconvolgente similitudine tra naso e bocca, la voluttà pian piano diventa più grave e profonda. Le note persistono con decisione nell’insieme raffinato, salino e con deboli accenti di liquirizia. Dom Pérignon Plénitude 2 fa della degustazione un’esperienza indimenticabile, ricca di sensazioni ed emozioni penetranti, che rivela uno champagne la cui intensità nasce dalla precisione. Quest’ultima si afferma in un dialogo gastronomico in cui le pietanze e gli ingredienti esaltano ogni sfaccettatura dello champagne, offrendo un’autentica esperienza di elevazione. Impareggiabile anche gustato da solo, come vino da meditazione, in occasioni uniche.

Dom Perignon

 

La garanzia nel nome, l’impegno che diventa missione

 

Un nome, una leggenda. Il vino da festa, nell’immaginario collettivo, si chiama Champagne, e lo Champagne nell’immaginario collettivo si chiama Dom Perignon. A ben donde, almeno per due motivi. Il più recente: la scelta di Dom Perignon di creare solo ed esclusivamente champagne millesimati. Un impegno assoluto, possibile solo tramite le migliori uve disponibili. E che rendono ogni bottiglia di Dom Perignon un autentico atto di creazione. E poi una ragione ben più storica e ancestrale. Quasi avvolta da una cortina di mito.

Il monaco che ha creato un mito

 

Dom Perignon è infatti Dom Pierre Perignon, il monaco benedettino ancora oggi considerato il vero e proprio inventore dello Champagne in carne ed ossa. Ciò che è accertato è che fu senz’altro lui quantomeno ad affinarlo, con tre regole cardine che ancora oggi vengono applicate per le versioni più esclusive di questo vino noto in tutto il mondo. Prima regola è quella delle “basse rese”, che impone alle vigne una produzione minore per quantità, ma dall’altissima qualità. Le altre due sono il “cru”, con vigneti uguali piantati però in aree differenti, e l’assemblaggio. Che prima di allora non era mai stato praticato.

Gli altri protagonisti di una leggenda

 

Una storia già leggendaria, ma che vanta altri protagonisti a loro volta passati alla storia. Dom Pierre continuò a produrre il suo sensazionale vino fino alla morte, avvenuta nel 1715. Il convento fu poi abbandonato, ma le sue creazioni furono tramandati nelle generazioni a venire. Fu quindi Pierre Gabriel Chandon a recuperare i vigneti del suo convento nel 1829. Quindi, ultimo atto di un retaggio consegnato intatto fino ai giorni nostri, Robert-Jean de Vogüé decise nel 1936 di utilizzare una riserva di famiglia, l’eccezionale annata del 1921, per creare la prima bottiglia di Dom Perignon. Quello che ancora oggi viene prodotto.

Champagne Brut Vintage Plenitude Cofanetto 2002 – Dom Perignon

489,00 425,00

Il processo evolutivo dei Millesimati della Maison non si basa su un mero percorso lineare, ma su specifiche fasi espressive. Tali periodi divengono “Plénitudes”, la seconda vita di un millesimato Dom Pérignon in cui il vino vibra a frequenze più intense. Nel corso di 15 anni, la sua longevità viene elevata accrescendone l’energia, che raggiunge l’apice della vitalità. La complessità di Dom Pérignon deriva dal principio della maturazione lenta, ossia il tempo prolungato che accompagna il movimento interno dello champagne. Dom Pérignon Plénitude 2 si affranca dalle leggi naturali, proiettando la sua armonia in un universo più intenso e penetrante. Elevato verso nuove vette, inizia un nuovo percorso verso la longevità, confermando il suo straordinario potenziale di invecchiamento. Rivela una maturità affermata, elevata. Grazie a questa abbondante eredità, il vino sprigiona una potenza evidente e autentica, caratterizzata da una ricchezza delicata, in bilico tra freschezza e mineralità, che diviene leggera rivelando una tonalità di oro leggero, radioso, esaltato dall’energia della luce. Inizialmente, la complessità si presenta calorosa, dorata, scintillante, caratterizzata da un esotismo orientale: frutta candita, frangipane, spezie dolci, coriandolo fresco. Al respiro, lo zafferano diventa più grigio e iodato, il bouquet si offusca poco a poco divenendo apparentemente più nascosto, misterioso, appagato e appagante. Al palato l’involucro si sprigiona all’istante in tutta la sua maestosità, opulento e aerato, energico e sensuale, sempre concentrato sulle note fruttate. Con una sconvolgente similitudine tra naso e bocca, la voluttà pian piano diventa più grave e profonda. Le note persistono con decisione nell’insieme raffinato, salino e con deboli accenti di liquirizia. Dom Pérignon Plénitude 2 fa della degustazione un’esperienza indimenticabile, ricca di sensazioni ed emozioni penetranti, che rivela uno champagne la cui intensità nasce dalla precisione. Quest’ultima si afferma in un dialogo gastronomico in cui le pietanze e gli ingredienti esaltano ogni sfaccettatura dello champagne, offrendo un’autentica esperienza di elevazione. Impareggiabile anche gustato da solo, come vino da meditazione, in occasioni uniche.

Dom Perignon

 

La garanzia nel nome, l’impegno che diventa missione

 

Un nome, una leggenda. Il vino da festa, nell’immaginario collettivo, si chiama Champagne, e lo Champagne nell’immaginario collettivo si chiama Dom Perignon. A ben donde, almeno per due motivi. Il più recente: la scelta di Dom Perignon di creare solo ed esclusivamente champagne millesimati. Un impegno assoluto, possibile solo tramite le migliori uve disponibili. E che rendono ogni bottiglia di Dom Perignon un autentico atto di creazione. E poi una ragione ben più storica e ancestrale. Quasi avvolta da una cortina di mito.

Il monaco che ha creato un mito

 

Dom Perignon è infatti Dom Pierre Perignon, il monaco benedettino ancora oggi considerato il vero e proprio inventore dello Champagne in carne ed ossa. Ciò che è accertato è che fu senz’altro lui quantomeno ad affinarlo, con tre regole cardine che ancora oggi vengono applicate per le versioni più esclusive di questo vino noto in tutto il mondo. Prima regola è quella delle “basse rese”, che impone alle vigne una produzione minore per quantità, ma dall’altissima qualità. Le altre due sono il “cru”, con vigneti uguali piantati però in aree differenti, e l’assemblaggio. Che prima di allora non era mai stato praticato.

Gli altri protagonisti di una leggenda

 

Una storia già leggendaria, ma che vanta altri protagonisti a loro volta passati alla storia. Dom Pierre continuò a produrre il suo sensazionale vino fino alla morte, avvenuta nel 1715. Il convento fu poi abbandonato, ma le sue creazioni furono tramandati nelle generazioni a venire. Fu quindi Pierre Gabriel Chandon a recuperare i vigneti del suo convento nel 1829. Quindi, ultimo atto di un retaggio consegnato intatto fino ai giorni nostri, Robert-Jean de Vogüé decise nel 1936 di utilizzare una riserva di famiglia, l’eccezionale annata del 1921, per creare la prima bottiglia di Dom Perignon. Quello che ancora oggi viene prodotto.

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