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Cervaro Della Sala Igt 2017 – Antinori

45,50

Un vino nobile, dedicato ai proprietari del Castello della Sala e che porterà sulla vostra tavola un sorso degno delle grandi corti del XIV secolo. Elegante e intenso, ma al contempo fresco e dal grande dinamismo, fonde le migliori uve Chardonnay con una piccola parte di Grechetto. La sua unicità deriva però dalla fermentazione malolattica ed affinamento in barriques, primo bianco italiano a nascere dopo una simile lavorazione. Un vino che nasce dopo quattro ore di macerazione pellicolare per i mosti, che non ha fretta di rivelarsi e poi esplode all’improvviso. Per regalarvi un sorso affinato dal tempo, vero e proprio simbolo di eleganza e complessità. Da sorseggiare nelle grandi occasioni, dopo aver respirato i sentori di pera, agrumi e fiori di acacia, che si sposano con quelli di vaniglia. Per poi sprigionare un gusto pieno, persistente, con note dolci di burro, di nocciola. Perché una notte indimenticabile di passione necessita un brindisi regale.

Antinori

 

Il vino come arte, dai tempi di Leonardo

 

“Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni”. Lo disse il fiorentino più famoso e celebrato di ogni tempo, Leonardo da Vinci. E chissà, anche il Genio per antonomasia del Rinascimento potrebbe aver bevuto un calice di vino rosso prodotto dalla Famiglia Antinori. Famiglia patrizia già attiva nel commercio nel 1302 (erano iscritti all’Arte della Seta), gli Antinori furono protagonisti nella fiorente attività economica della città tra il 1336 e il 1340. Quando Firenze era la città più ricca e rinomata del mondo occidentale. E già a partire dal 1385, Giovanni di Pietro Antinori entrò nella compagnia dell’Arte dei Vinattieri. La stessa attività che i suoi eredi hanno proseguito secolo dopo secolo, arrivando fino al giorno d’oggi.

Una dinastia al passo coi tempi

 

Gli Antinori del 2020 sono l’anello di congiunzione con una dinastia che contribuì alla fama di Firenze, un retaggio che tutto il mondo conosce, venera e ama. Decima azienda familiare più antica del mondo, sono 26 generazioni che qui si fa vino, nel rispetto di una tradizione che si perde ai tempi di Leonardo da Vinci ma con l’attenzione indispensabile a presentare prodotti di altissima qualità anche al consumatore d’oggi. “Le antiche radici giocano un ruolo importante nella nostra filosofia, ma non hanno mai inibito il nostro spirito innovativo”, ama dire il Marchese Piero. E per questo le tradizionali tenute in Toscana e Umbria hanno accolto nei secoli e decenni uve autoctone e internazionali, coltivazioni e fermentazioni sempre nuove e coerenti con una tradizione già apprezzata da Caterina e Cosimo III de’ Medici.

Un patrimonio e una missione

 

“La nostra biblioteca ha molti titoli, ma per noi non è abbastanza ricca. Abbiamo una missione che non è del tutto compiuta, il che ci spinge ad esprimere il vasto potenziale dei nostri vigneti e a conciliare il nuovo che rimane da scoprire con il patrimonio del gusto toscano che include tradizione, cultura, agricoltura, l’artistico ed il letterario”, spiega Piero Antinori. Facendo un ideale occhiolino a quel Leonardo che più di cinquecento anni fa raccontava al mondo la sua felicità nel bere l’ottimo vino di casa sua.

Cervaro Della Sala Igt 2017 – Antinori

45,50

Un vino nobile, dedicato ai proprietari del Castello della Sala e che porterà sulla vostra tavola un sorso degno delle grandi corti del XIV secolo. Elegante e intenso, ma al contempo fresco e dal grande dinamismo, fonde le migliori uve Chardonnay con una piccola parte di Grechetto. La sua unicità deriva però dalla fermentazione malolattica ed affinamento in barriques, primo bianco italiano a nascere dopo una simile lavorazione. Un vino che nasce dopo quattro ore di macerazione pellicolare per i mosti, che non ha fretta di rivelarsi e poi esplode all’improvviso. Per regalarvi un sorso affinato dal tempo, vero e proprio simbolo di eleganza e complessità. Da sorseggiare nelle grandi occasioni, dopo aver respirato i sentori di pera, agrumi e fiori di acacia, che si sposano con quelli di vaniglia. Per poi sprigionare un gusto pieno, persistente, con note dolci di burro, di nocciola. Perché una notte indimenticabile di passione necessita un brindisi regale.

Antinori

 

Il vino come arte, dai tempi di Leonardo

 

“Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni”. Lo disse il fiorentino più famoso e celebrato di ogni tempo, Leonardo da Vinci. E chissà, anche il Genio per antonomasia del Rinascimento potrebbe aver bevuto un calice di vino rosso prodotto dalla Famiglia Antinori. Famiglia patrizia già attiva nel commercio nel 1302 (erano iscritti all’Arte della Seta), gli Antinori furono protagonisti nella fiorente attività economica della città tra il 1336 e il 1340. Quando Firenze era la città più ricca e rinomata del mondo occidentale. E già a partire dal 1385, Giovanni di Pietro Antinori entrò nella compagnia dell’Arte dei Vinattieri. La stessa attività che i suoi eredi hanno proseguito secolo dopo secolo, arrivando fino al giorno d’oggi.

Una dinastia al passo coi tempi

 

Gli Antinori del 2020 sono l’anello di congiunzione con una dinastia che contribuì alla fama di Firenze, un retaggio che tutto il mondo conosce, venera e ama. Decima azienda familiare più antica del mondo, sono 26 generazioni che qui si fa vino, nel rispetto di una tradizione che si perde ai tempi di Leonardo da Vinci ma con l’attenzione indispensabile a presentare prodotti di altissima qualità anche al consumatore d’oggi. “Le antiche radici giocano un ruolo importante nella nostra filosofia, ma non hanno mai inibito il nostro spirito innovativo”, ama dire il Marchese Piero. E per questo le tradizionali tenute in Toscana e Umbria hanno accolto nei secoli e decenni uve autoctone e internazionali, coltivazioni e fermentazioni sempre nuove e coerenti con una tradizione già apprezzata da Caterina e Cosimo III de’ Medici.

Un patrimonio e una missione

 

“La nostra biblioteca ha molti titoli, ma per noi non è abbastanza ricca. Abbiamo una missione che non è del tutto compiuta, il che ci spinge ad esprimere il vasto potenziale dei nostri vigneti e a conciliare il nuovo che rimane da scoprire con il patrimonio del gusto toscano che include tradizione, cultura, agricoltura, l’artistico ed il letterario”, spiega Piero Antinori. Facendo un ideale occhiolino a quel Leonardo che più di cinquecento anni fa raccontava al mondo la sua felicità nel bere l’ottimo vino di casa sua.

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